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L’anemia perniciosa, detta anche anemia di Addison Biermer, è una malattia cronica nella quale la produzione di globuli rossi, come in tutte le anemie, è diminuita.

Tuttavia nell’anemia perniciosa si individua la causa di questa diminuzione nella carenza di vitamina B12, una delle componenti fondamentali per la crescita e lo sviluppo della funzionalità dei globuli rossi.

Si tratta di una condizione non debilitante, se opportunamente trattata, che in ogni caso richiede un trattamento per tutta la vita, andando ad integrare il componente che manca all’organismo, la vitamina B12.

In questo articolo cercheremo di spiegare la patogenesi e la terapia di questa patologia, facendo un focus su alcuni trattamenti interessanti ed alternativi all’integrazione alimentare di vitamina B12. 

L’anemia perniciosa autoimmune

Perché, ad un certo punto della vita, l’organismo sviluppa l’anemia da carenza di vitamina B12? Le cause possono essere sostanzialmente due, una più semplice che fa capo alla mancanza di vitamina dovuta ad un regime alimentare che non ne permette la corretta assunzione e l’altra più complessa, data dall’autoimmunità.

In questo secondo caso si tratta di una vera e propria malattia dell’organismo, non curabile attraverso la semplice integrazione di vitamina B12.

Le malattie autoimmuni sono circa 80 e sono tutte caratterizzate da un sistema immunitario che, per cause ancora al vaglio dei ricercatori, danneggiano alcune strutture dell’organismo.

Nell’anemia perniciosa, nella fattispecie, gli anticorpi prodotti dall’organismo si dirigono, attaccandolo, verso il fattore intrinseco, una proteina che viene prodotta dallo stomaco.

La funzione di questa proteina è di permettere l’assorbimento della vitamina B12; questa vitamina, infatti, non viene assorbita se nell’intestino non è presente il fattore intrinseco.

Allo sviluppo dell’anemia il fattore intrinseco viene improvvisamente a mancare, e ciò provoca l’impossibilità dell’organismo di assorbire la vitamina.

Poiché l’organismo ha grandi riserve di vitamina B12, che si trovano nel fegato, la patologia non si manifesta subito.

In seguito, invece, iniziano a presentarsi sintomi molto generici come depressione, mal di testa, fatica cronica, che tendono a peggiorare sempre più.

La diagnosi di anemia è semplice e si fa sottoponendosi a delle comuni analisi del sangue, così come la rilevazione di bassi quantitativi di B12.

Il trattamento dell’anemia perniciosa

Il trattamento di questo tipo di anemia si basa sull’inoculazione di vitamina B12 nel sangue.

Poiché la vitamina B12 non può essere assorbita dall’apparato digerente essa viene iniettata una volta al mese.

La grande quantità di vitamina inserita all’interno del circolo ematico va a compensare il basso livello residuo e a costituire delle riserve che verranno utilizzate dal corpo nei giorni e nelle settimane successive all’iniezione.

Tuttavia, in base alla gravità della situazione, esistono altre soluzioni per cercare di trattare l’anemia perniciosa.

La prima via è sempre l’integrazione per via orale di vitamina B12.

Questa patologia, infatti, può avere gravità diverse, a seconda di quanto il sistema immunitario attacca il fattore intrinseco.

Se questo attacco non è eccessivo, può essere sufficiente assumere tutti i giorni una compressa di vitamina B12, senza dover ricorrere all’iniezione.

Diversamente, se l’attacco è forte, le scorse si esauriranno in poco tempo e l’assorbimento dell’intergratore sarà praticamente impossibile, rendendo indispensabile il ricorso all’iniezione.

Nei casi più gravi può essere utile rivolgersi alla medicina alternativa, utilizzando dei prodotti che riducano la risposta immunitaria dell’organismo contro il fattore intrinseco, in grado di coadiuvare le terapie tradizionali.

Benchè non vi siano evidenze scientifiche specifiche, gli integratori di AHCC si sono mostrati molto utili nel trattamento delle malattie autoimmuni più diffuse che con dell’anemia perniciosa condividono il meccanismo patogenetico.

L’estratto che compone il prodotto è un derivato del fungo Lentinula edodes o Shiitake, che permette di ridurre la risposta immunitaria specifica potenziando invece la risposta immunitaria aspecifica.

La molecola AHCC nutre e stimola l’azione delle popolazioni di globuli bianchi che non producono anticorpi ma attaccano unicamente le sostanze estranee all’organismo, tra cui i patogeni.

Migliorando la sintesi di queste linee cellulari si riduce la risposta immunitaria anticorpale, quindi l’attacco al fattore intrinseco.

I risultati delle terapia coadiuvante necessitano di essere valutati scientificamente tuttavia, l’assenza di effetti avversi dovuti all’assunzione di AHCC, permette testare l’assunzione dell’integratore per verificare se ha prodotto un aumento del quantitativo di B12 circolante.

Nei casi in cui l’integrazione per via orale risulti efficace, si potrà diminuire la frequenza delle iniezioni, migliorando la qualità di vita del paziente.



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